A 196 anni dall’indipendenza venezuelana anche in Italia si festeggia. Riportiamo il programma ufficiale dell’Ambasciata bolivariana di Roma. Tutto è concentrato a Napoli
Alla Felitrinelli (Piazza dei Martiri, alla fine di via Chiaia) domani ci sarà una conferenza su Simon Bolivar e il socialismo del XXI secolo (cioè quello di Hugo boss), con la partecipazione di Maurizio Chierici, storico inviato del Corriere della Sera, autore del libro “La scommessa delle Americhe”, poi Roberto Massari autore del libro “Hugo Chavez tra Bolivar e Porto Allegre”, Massari editore, Dario Azzellini autore de “Il Venezuela di Chavez, una rivoluzione del XX secolo”, di Derive e Approdi. Interverranno anche il viceministro degli Esteri venezuelano, con delega sull’Europa, Rodrigo Chaves Samudio, e l’ambasciatore italovenezuelano Rafael Lacava (tra questi ultimi due non scorre buon sangue). Modera Guido Piccoli, giornalista del Manifesto.
Giovedì 5 luglio invece, dalle 11 alle 13, presso l’università Orientale di Napoli, a Via Chiatamonte 62/62, aula Magna, ci sarà una conferenza sulle analogie storiche tra Bolivar e Garibaldi.
Coordinato dal professore Augusto Guarino, partecipano Vito Galeota, professore di lingue e letteratura ispanoamericana, Luigi Mascilli Migiorini, professore di storia Moderna, e Antonio Scocozza, uno dei massimi esperti di Venezuela. Anche questa volta presente il viceministro Rodrigo Chaves Samudio assieme alla console Magaly Arocha Rivas.
E infine con la presenza della sindaca Rosa Russo Iervolino, verrà scoperto un busto di Bolivar presso il parco Virgiliano. Non mancherà in viceministro Samudio Chaves (già ambasciatore in Italia, e di professione chirurgo). Alla fine gran rinfresco.
martedì 3 luglio 2007
lunedì 2 luglio 2007
Se stiamo insieme ci sarà un perchè
Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad. e quello venezuelano, Hugo Chávez, hanno inaugurato oggi i lavori di costruzione di un impianto petrolchimico congiunto da 700 milioni di dollari, nel sud dell'Iran, stringendo sempre più l’ alleanza anti-americana tra due Paesi che sono tra i maggiori produttori di petrolio nell'Opec.
Chavez ha sottolineato che con questa alleanza viene costruita "l'unità tra il Golfo Persico e i Caraibi". "Vogliamo essere uniti - ha aggiunto - per formare un mondo multipolare”.
Ha accusato poi di essere "barbari" gli Usa e colonizzatori gli europei che conquistarono l'America Latina."L'imperialismo americano - ha continuato- pretende di far credere al mondo che gli Iraniani sono dei barbari. Ma barbari sono coloro che hanno lanciato bombe atomiche sulle popolazioni innocenti di Hiroshima e Nagasaki, coloro che attaccano e strangolano il popolo iracheno e il popolo palestinese, quelli che dall'Europa sono venuti a strangolare le nostre civilizzazioni latinoamericane". Poi, stringendo e alzando la mano di Ahmadinejad, Chavez ha gridato: 'Patria o muerte'.
Quello iraniano e quello venezuelano sono "due popoli rivoluzionari fratelli che cammineranno sempre insieme, mano nella mano". Ha risposto il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, nel corso di una conferenza stampa . "Il messaggio della rivoluzione bolivariana del Venezuela e della rivoluzione islamica dell'Iran - ha aggiunto Ahmadinejad -é uno solo: pace per tutti i popoli del mondo e resistenza ferma davanti a tutti i tiranni del mondo". Più in là delle intenzioni, bisogna sottolineare come la distanza tra i due paesi è massima in tutti i campi : non esistono flussi migratori reciproci, al sincretismo tropicale risponde l’islam di stato, all’oscurantismo della donna il tripudio delle forme, l’oscenità normalizzata, la voluttuosità come felicità. Ai canti religiosi risponde la salsa, il linguaggio dei corpi. A Maometto risponde Maria Lionza, santa bambina di cui si festeggiano i riti magici sulle montagne, deviazione pagana contro ogni verticismo. Alla grande cultura persiana risponde la rimozione culturale di un Venezuela che ha sfiorato solo di striscio le grandi civiltà andine. I trattori prodotti in comune, i famosi Veneiran, sono l’unico cosa che li lega, per il resto è opposizione totale. Chávez però invidia l’Iran, invida la sua storia. Come Cuba, il vecchio impero persiano fa parte di quei pochi paesi che quando hanno voluto, sono riusciti a liberarsi dall’occidente. Lo ha fatto con la rivoluzione di Khomeini del 1979, come la Cuba di Castro nel ’59. Il Venezuela del ’98 sembra ancora lontano dal raggiungere lo stesso obiettivo, e molti venezuelani sperano che col tempo la rivoluzione dimentichi il significato di se stessa: tra Cuba, Iran e Venezuela voi dove vivreste?
Chavez ha sottolineato che con questa alleanza viene costruita "l'unità tra il Golfo Persico e i Caraibi". "Vogliamo essere uniti - ha aggiunto - per formare un mondo multipolare”.
Ha accusato poi di essere "barbari" gli Usa e colonizzatori gli europei che conquistarono l'America Latina."L'imperialismo americano - ha continuato- pretende di far credere al mondo che gli Iraniani sono dei barbari. Ma barbari sono coloro che hanno lanciato bombe atomiche sulle popolazioni innocenti di Hiroshima e Nagasaki, coloro che attaccano e strangolano il popolo iracheno e il popolo palestinese, quelli che dall'Europa sono venuti a strangolare le nostre civilizzazioni latinoamericane". Poi, stringendo e alzando la mano di Ahmadinejad, Chavez ha gridato: 'Patria o muerte'.
Quello iraniano e quello venezuelano sono "due popoli rivoluzionari fratelli che cammineranno sempre insieme, mano nella mano". Ha risposto il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, nel corso di una conferenza stampa . "Il messaggio della rivoluzione bolivariana del Venezuela e della rivoluzione islamica dell'Iran - ha aggiunto Ahmadinejad -é uno solo: pace per tutti i popoli del mondo e resistenza ferma davanti a tutti i tiranni del mondo". Più in là delle intenzioni, bisogna sottolineare come la distanza tra i due paesi è massima in tutti i campi : non esistono flussi migratori reciproci, al sincretismo tropicale risponde l’islam di stato, all’oscurantismo della donna il tripudio delle forme, l’oscenità normalizzata, la voluttuosità come felicità. Ai canti religiosi risponde la salsa, il linguaggio dei corpi. A Maometto risponde Maria Lionza, santa bambina di cui si festeggiano i riti magici sulle montagne, deviazione pagana contro ogni verticismo. Alla grande cultura persiana risponde la rimozione culturale di un Venezuela che ha sfiorato solo di striscio le grandi civiltà andine. I trattori prodotti in comune, i famosi Veneiran, sono l’unico cosa che li lega, per il resto è opposizione totale. Chávez però invidia l’Iran, invida la sua storia. Come Cuba, il vecchio impero persiano fa parte di quei pochi paesi che quando hanno voluto, sono riusciti a liberarsi dall’occidente. Lo ha fatto con la rivoluzione di Khomeini del 1979, come la Cuba di Castro nel ’59. Il Venezuela del ’98 sembra ancora lontano dal raggiungere lo stesso obiettivo, e molti venezuelani sperano che col tempo la rivoluzione dimentichi il significato di se stessa: tra Cuba, Iran e Venezuela voi dove vivreste?
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